Sofia Miccichè / Federico Tria

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Laureati all’Accademia di Architettura di Mendrisio rispettivamente nel 2011 e nel 2010, hanno all’attivo diverse esperienze di studio e di lavoro all’estero, tra cui alcuni mesi di stage presso gli studi di Francisco Aires Mateus, Dominique Perrault e Johnson, Pilton, Walker. Dal 2011 Federico Tria collabora presso lo studio di Michele De Lucchi e dal 2012 Sofia Miccichè collabora con l’Atelier Peter Zumthor.

DORATURA

L’astrazione è uno strumento a cui spesso l’architettura ricorre per sintetizzare la realtà in un linguaggio emplificato. Alcuni aspetti dell’ambiente reale vengono estrapolati e messi in evidenza attraverso cambi di scala e etodi di rappresentazione, componendo dunque una pura grammatica senza la quale l’uomo è disorientato. Le planimetrie e le carte topografiche sono semplici esempi bidimensionali di questo concetto. Più la rappresentazione si allontana dalla scala umana e più l’astrazione diventa strumento imprescindibile per il confronto tra uomo e realtà. Attraverso la tecnica della doratura, le superfici dell’antico opificio, rivestite da una sottilissima lamina metallica, si rivelano all’osservatore decontestualizzate, arricchite da riflessi di luce che fanno riemergere l’energia e il grande valore spaziale che distingue l’archeologia industriale di Biella. Operare in un ontesto tridimensionale consente di dar vita a un processo che isoli le caratteristiche spaziali da quelle temporali, affinché le prime possano risultare come specifico oggetto d’indagine, fissando l’immagine e rendendola dunque resistente a ulteriori straordinarie metamorfosi. Tale processo consente di svincolare lo spazio da quello che è il peso storico e sociale, oggi preponderante, percepito all’interno di edifici di questo tipo e di restituire la sua purezza spaziale alla stimolante natura di archetipo.

collaboratori
Ignacio Servetto, Alexander Kotov, Joe Redpath, Marella Carboni

con il contributo di
Antichità Belsito, Taroni

 
 
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