Intervista a Officina Ibrida, Giulia Mondino e Alberto Sordo

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Quanti anni avete?
28.

Quando vi siete laureati?
2012 e 2013.

Rispetto alla vostra formazione, quanta distanza c’è tra il dire e il fare?
Un mare. Di responsabilità, soddisfazioni, rinunce e nuove scoperte.

Lavorate in Italia o all’estero?
Italia e Svezia.

Tre ragioni per cui vale la pena lavorare in Italia e tre ragioni per cui bisognerebbe gettare la spugna?
Non concepiamo la fuga all’estero come una rinuncia, ma piuttosto come un’opportunità di confronto con nuovi scenari e stimoli differenti.
In Italia possediamo una peculiarità per noi molto importante, che difficilmente troviamo altrove: l’artigianalità, il rito del lavoro manuale che viene tramandato.

Sogno nel cassetto?
Avere progetti da ibridare con forme artistiche differenti.

Impressioni sul sito di progetto e sui paesaggi industriali biellesi?
Si tratta di paesaggi assolutamente affascinanti disseminati di contenitori ormai vuoti che portano tracce e valori di una maestosa tradizione manifatturiera. Questi volumi rappresentano dunque contenitori in potenza, in attesa di un riscatto architettonico e sociale che li reintegri nel territorio.

Un progetto che vi rappresenta?
GM La proposta di conversione di un ex fabbrica nel Museo Ettore Fico di Torino, progetto di tesi di laurea.
AS Il progetto per il Passive House Settlement a Krems-Stein, in Austria

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