[A+M]2 Architects

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Marcello Galiotto / Alessandra Rampazzo / Martino De Rossi / Elena Antoniolli

[A+M]2 Architects è stato fondato da Marcello Galiotto (Arzignano-Vi, 1986) e Alessandra Rampazzo (Mirano-Ve, 1986) nel 2013 dopo alcune collaborazioni presso gli studi di Massimo Carmassi a Firenze e di Sou Fujimoto Architects a Tokyo. Marcello Galiotto consegue il dottorato nel 2015 a Venezia e Alessandra Rampazzo è dottoranda in Storia dellʼArchitettura a Venezia. Martino De Rossi (Padova, 1988) e Elena Antoniolli (Treviso, 1986) collaborano con lo studio rispettivamente nel campo delle tecnologie lignee e del paesaggio. [A+M]2 Architects riceve diversi riconoscimenti tra cui il primo premio per Genève Ville et Champs, per Villa Zamboni, Centro del gusto a Valeggio S.M. (Vr) e per il recupero della Tabakfabric di Peter Behrens a Linz.

Genesi

Un’industria nata sull’acqua. Un complesso di edifici che giace a contatto dei monti e del torrente Cervo. Questa è l’impronta generatrice di un tessuto di relazioni storiche, fisiche, spaziali, ma soprattutto visive e uditive, legate alla memoria del luogo.
La fabbrica si erge sul lato del fiume e si impone come confine fisico quasi invalicabile; tesse relazioni precise e puntuali con il contesto, spesso insufficienti a generare l’energia utile per riattivare quel sistema assopito che è la città di Biella.
La Genesi, intesa come insieme di elementi primi in grado di reagire al problema, origina da: acqua (elemento generatrice e madre), natura (libera di insediarsi), energia (frutto dell’azione combinata dell’acqua e dell’uomo) e prodotto (strutturato o naturale).
La caldaia Cornovaglia si presenta come il luogo più adatto per esprimere l’essenza di una strategia a-scalare. Un sistema di intensi dialoghi il cui scopo non è la “rottura” del limite, ma la riattivazione di questo, la creazione di un’occasione. L’occasione nel limite.
Lo spazio designato fornisce tutti gli elementi di cui il progetto necessita, ad eccezione dell’acqua. Introdotta nell’ambiente, questa viene posizionata nel piccolo foro del grande masso presente all’ingresso e illuminata da una soffice luce verticale. Il prato verde e la vegetazione ripariale sono lo strumento di evasione del limite, la connessione visiva tra interno ed esterno e il mezzo attraverso cui avviene la morbida discesa alla caldaia Cornovaglia, cuore e motore della produzione di energia. I due spazi voltati vengono divisi da un limite evanescente: i tendaggi, figli del sistema della filiera e suo prodotto, nonché generatori di relazioni con la memoria storica. Infine, la luce, che all’ingresso illumina lo specchio d’acqua di forma piatta, riemerge in un punto specifico del corso del fiume, in una condizione opposta. Qui il bagliore e il rumore del corso d’acqua si rivelano al visitatore, creando in quest’ultimo la volontà di protrarsi. La necessità del sogno, della scoperta e della nascita diventano le basi per restituire alla città quella condizione unitaria che per anni l’ha resa polo mondiale del tessile.

collaboratori
Nicolò Conte, Andrea Roverato, Natalie Donat-Cattin

con il contributo di
Co.sma Costruzioni Smania S.
Miramarmi Srl

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Copyright © 2019 — Premio di architettura Federico Maggia